giovedì 27 dicembre 2007

Quelli che il determinismo storico...

Ah, eccoci tornati nel giardino d’America. Fa un gran caldo afoso qui. L’aeroporto ormai è deserto. I taxisti, tutti neri, ci si litigano. “Li ho visti primo io!”, “No, fratello, li ho visti prima io”! Nasce una vera e propria disputa per aggiudicarsi i polli da spennare a fine giornata per far quadrare i conti. Saliamo a bordo dell’auto del vincitore e gli diciamo di portarci sulla spiaggia, dalle parti di Las Olas. Ah, eccoci tornati. Ecco le palme, lo spazio di nuovo sfruttato in orizzontale, le strade a quattro corsie, ecco l’Oceano. Il taxista ci scarica qui, nei pressi del Beach Place. Credevamo di trovare un po’ di gente in giro, invece tutti i locali sono già chiusi. Magari domani la gente lavora, nonostante abiti in Florida. L’unico ancora aperto è il Bar Sport, su strada. Perfetto. Proviamo ad entrare, ma una specie di buttafuori fa il suo mestiere e ci butta fuori. Non gli va giù l’idea che ci dovremmo portare dentro anche le 3 borse di bagaglio. Gli spieghiamo che veniamo direttamente dall’aeroporto. Ma forse questo peggiora addirittura la nostra posizione. Niente da fare. Scuote il capoccione. Poco male, ci accomodiamo ai tavoli fuori, sul marciapiede di quel bellissimo lungomare. La birra ce la facciamo portare lì.

Si comincia a parlare di autostima, capacità di emergere, consapevolezza dei propri limiti e contromisure da adottare. Tutta roba che mi riguarda. Poi il discorso prende una piega strana. Dalla percezione e costruzione del sé al determinismo storico il salto è breve. Io, nonostante una tesi di laurea sul determinismo, mi isolo. Non posso farcela, tra il sonno e l’Heineken, a sostenere una conversazione del genere. Enrico e Antonio, invece, sorso dopo sorso, si lanciano in considerazioni filosofiche, escatologiche, scomodano fior fior di sociologi e pensatori di ogni epoca. Anche stavolta hanno visioni un tantino diverse. Si accalorano come quando facevamo gli assignments di Curless.
Il bar chiude. I ragazzi che erano qualche tavolo più giù se ne vanno, ormai sbronzi. Intanto all’orizzonte mi sembra di scorgere qualche lampo. Le voci dei miei amici, a tratti, diventano un fastidioso ronzio. Non mi sbagliavo. I lampi si avvicinano alla costa. Si alza un vento forte che scuote le palme. Forse sta per arrivare una bufera. I discorsi sul determinismo storico si interrompono qui. Bisognerà trovare un posto in cui ripararsi. Altro che passeggiata sulla spiaggia! Ci dirigiamo verso il Beach Place che è lì a due passi. Sono delle palazzine di due o tre piani con ballatoi e un loggiato al piano terra che ospitano tantissimi locali. Di giorno è un pullulare di gente e di turisti che comprano di tutto in quella specie di cortile antistante. E’ strano vederlo così, vuoto e senza colori. Sono passate le quattro. Ci rifugiamo sotto al porticato, sui tavoli di un pub irlandese.

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