Sosta in un negozio di Midtown per acquistare qualche indumento moda-estate, poi finalmente siamo sotto l’Empire State Building vero (non quello finto, quel grattacelino che Enrico additava e fotografava da ieri!). Come avrà fatto quel francese mezzo matto che si veste da uomo ragno ad arrampicarsi fin lassù in cima? Altro che multa! Al manicomio!
Enrico ed io vogliamo salire su, non emulando il francese, ma via ascensore sì, perché no? Che siano pure 18 dollari, chissà quando ci ricapita! Basta questo discorsetto e si convincono tutti. Ci mettiamo in coda per fare la coda per il biglietto, poi in coda per il biglietto, poi in coda per l’ascensore.
Dal primo all’ottantesimo piano si sale in circa due minuti. Poi si cambia ascensore per affrontare gli ultimi sei piani. Abbiamo girato e rigirato lungo il perimetro guardando giù e all’orizzonte, aspettando che la foschia si dissolvesse un po’, scattando un’infinità di foto. Potenza e sacralità. Il sotto e il sopra. Il traffico minuscolo e il cielo. Quando viene a piovere ci rifugiamo nell’area souvenirs dove King Kong la fa da padrone. La vista migliorerà un po’ subito dopo. Finisco tutti i quarti di dollaro per cercare di vedere qualcosa attraverso gli appositi binocoli piazzati tutt’intorno. Ma per quando metto a fuoco il tempo a disposizione del turista miope è terminato. Ecco perché consigliano di togliersi gli occhiali! E’ una fregatura.
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