giovedì 24 maggio 2007

Tutti fuori

Scandivamo il tempo come galeotti. Il calendario delle attività appeso sul frigorifero si era ormai colorato di tante vivaci “X” di spunta arancioni. Noi, privi di verve e imburberiti. Eravamo diventati insofferenti, tignosi, a dir poco antipatici e alquanto depressi. Sintomi da aria condizionata viziata, da dieci minuti d’aria alla nicotina, solitudine da library, astinenza da caffeina, assuefazione a una sbobba solubile e notti passate in bianco. L’alba, dalla lounge del secondo piano, ha colori sbiaditi, è ignorata. Fino a quando un raggio di sole tra le fronde di una palma ti colpisce, ti trasmette ansia e ti ricorda Gioia. Lei tra poche ore sarà qui e con tutto il suo charm reclamerà i portfolios che in gran parte devono ancora essere chiusi e stampati qui e là. Più o meno puntuali, più o meno soddisfatti, ci sbarazziamo di questi voluminosi lavoretti che a stento stanno nella Mini della bionda.
Ora ci aspetta la libertà, a zonzo per l’America. I primi a tagliare la corda, manco a dirlo, sono quei due campioni della QuBe Company. Bagaglio pronto, Patrick e Federico se ne volano nella Grande Mela e ne rimangono storditi. Una tappa intermedia di decompressione tra il campus e il caos di New York, è stata la scelta di altri sei lungimiranti individui:
Ileana (da qui in avanti anche pupazzetto napoletano o Pupaz), Lidia, Marco (anche detto Piro o Piroddi), Enrico, Antonio (anche detto Saponaro) e LauraC (che sarei io), si dirigono nottetempo verso Orlando a bordo di un accogliente mini-van.
LauraF e Massimino, per un motivo o per un altro, non resistono al richiamo della patria e ci abbandonano sul più bello.
E siccome tutto questo sparpaglio ci sembrava poco, LauraL è stata lasciata, per sua volontà, a guardia del grosso del bagaglio presso il campus. La morale è: se non vuoi farti condizionare la vita, mai pagare anticipatamente Anthony DeSantis.

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