Scandivamo il tempo come galeotti. Il calendario delle attività appeso sul frigorifero si era ormai colorato di tante vivaci “X” di spunta arancioni. Noi, privi di verve e imburberiti. Eravamo diventati insofferenti, tignosi, a dir poco antipatici e alquanto depressi. Sintomi da aria condizionata viziata, da dieci minuti d’aria alla nicotina, solitudine da library, astinenza da caffeina, assuefazione a una sbobba solubile e notti passate in bianco. L’alba, dalla lounge del secondo piano, ha colori sbiaditi, è ignorata. Fino a quando un raggio di sole tra le fronde di una palma ti colpisce, ti trasmette ansia e ti ricorda Gioia. Lei tra poche ore sarà qui e con tutto il suo charm reclamerà i portfolios che in gran parte devono ancora essere chiusi e stampati qui e là. Più o meno puntuali, più o meno soddisfatti, ci sbarazziamo di questi voluminosi lavoretti che a stento stanno nella Mini della bionda.Ora ci aspetta la libertà, a zonzo per l’America. I primi a tagliare la corda, manco a dirlo, sono quei due campioni della QuBe Company. Bagaglio pronto, Patrick e Federico se ne volano nella Grande Mela e ne rimangono storditi. Una tappa intermedia di decompressione tra il campus e il caos di New York, è stata la scelta di altri sei lungimiranti individui:

Ileana (da qui in avanti anche pupazzetto napoletano o Pupaz), Lidia, Marco (anche detto Piro o Piroddi), Enrico, Antonio (anche detto Saponaro) e LauraC (che sarei io), si dirigono nottetempo verso Orlando a bordo di un accogliente mini-van.
LauraF e Massimino, per un motivo o per un altro, non resistono al richiamo della patria e ci abbandonano sul più bello.
E siccome tutto questo sparpaglio ci sembrava poco, LauraL è stata lasciata, per sua volontà, a guardia del grosso del bagaglio presso il campus. La morale è: se non vuoi farti condizionare la vita, mai pagare anticipatamente Anthony DeSantis.
Nessun commento:
Posta un commento