L’evasione è stata posticipata di qualche ora, causa sonno arretrato. Previdenti e coscienziosi abbiamo pensato di rimboccare le coperte a Marco e al pupazzetto napoletano che si sarebbero messi alla guida. Poi siamo crollati tutti come birilli. Verso le 18:40, scattata qualche foto triste in compagnia di LauraL, ci lasciamo i cancelli della Nova alle spalle.Il mini-van fa molto gita turistica. Si tiene d’occhio la mappa, si masterizzano CD per allietare musicalmente il viaggio e c’è chi, non dico chi, ne approfitta per continuare a buttare giù qualche idea geniale per assignments scaduti.
Ci fermiamo a mangiare un boccone su per giù a metà strada. Non so precisamente cosa fosse, ma era di sicuro qualcosa di buono a base di ciccia. Della seconda parte del viaggio ricordo solo dei flash. Con tre ore di sonno all’attivo in due giorni, sfido qualsiasi ielmer a rimanere sveglio. Forse ad un tratto abbiamo un po’ sbagliato strada perché ci ritroviamo a vagare dentro DisneyWorld e ci sono ovunque orecchie di Topolino. Poco male. Comunque, che c’è qualcosa che davvero non va me ne rendo conto solo quando, aprendo gli occhi, mi ritrovo davanti un cinese lavoratore notturno che guarda Piroddi in modo curioso e confessa seccamente di non capire la sua lingua. Che centra, nemmeno noi capiamo l’idioma del Piroddi, però un pochino ci sforziamo! Siamo in un grande parcheggio semideserto in cerca di indicazioni. E’ oltre l’una. Becchiamo un gruppetto di persone che ci danno una dritta. Li snobbiamo. Il nostro problema è particolare: non abbiamo la via dell’ostello, ma abbiamo il nome e indicazioni precise per arrivarci. Siamo alla ricerca di un incrocio dalle parti di Kissemmee. Sostanzialmente inutile anche la strada che ci indica un altro signore. Troppe giravolte. Si informa sulla nostra provenienza e ci racconta che suo figlio è stato a Venezia, Firenze, “beautiful…beautiful…” .Gli occhi gonfi di Piroddi ci fanno pensare per un attimo di fermarci lì, dormire e aspettare la luce del giorno per rimetterci in viaggio. Ma il nostro pilota ci rassicura sulla sua lucidità, Saponaro si sveglia, prende in mano la situazione e le cose cambiano da così a così. Entra in un mini market su strada ignorando la scritta “closed” e si fa cacciare fuori a brutto muso da una signora alticcia che gli indica di sparire da quella parte. Gira qua, gira là, arriviamo in una zona residenziale con tanto di hotel lussuoso. Saponaro ci riprova e va ad interrogare l’oracolo, il portiere. Nel frattempo Piroddi dimostra di essere davvero sveglio e ci stupisce, alle tre di notte, con una delle sue intuizioni: “E se qui ci fosse la connessione?” Le batterie dei portatili erano al lumicino, ma la tecnologia ci salva ancora una volta. Internet c’è, risaliamo all’indirizzo dell’ostello, alla nostra posizione attuale e Mapquest ci guida dritti dritti a destinazione.
Alle quattro, con sole sei ore di ritardo, arriviamo. Ma non ci fanno entrare, l’ostello è chiuso e ci tocca dormire in macchina, nel confortevole mini-van, acciaccati, appiccicati, come profughi. Fa giorno. Mi sveglia la mancanza d’ossigeno. Guardo dal finestrino appannato un gatto che si rotola a terra. Mi conto tutte le vertebre. Quando l’ostello apre, alle sette, ci andiamo a mettere un po’ stesi a letto come i cristiani. Domani Orlando sarà nostra.
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